La Celebrazione del Matrimonio
              
( dal Direttorio Diocesano di Pastorale Familiare del 30 Dicembre 2005 )

 
 Culmine del cammino di preparazione, sorgente e origine della vita coniugale è la celebrazione del Matrimonio.
 Questa non può essere ridotta a semplice cerimonia, frutto di convenzioni culturali e di condizionamenti sociologici, ma deve essere considerata, preparata   
 e vissuta come azione di Cristo e della Chiesa, che fa degli Sposi i segni manifestativi dell'amore di Cristo per la Chiesa del quale diventano partecipi 
 come coppia e con tutte le realtà della vita coniugale. Primo e principale impegno pastorale del Parroco e di tutta la Comunità parrocchiale è dunque che la
 celebrazione del Sacramento risulti veramente evangelizzante ed ecclesiale. A questo tende la pubblicazione del Nuovo Rito del Matrimonio.
 Non solo i Parroci, ma tutti i Sacerdoti, diocesani e religiosi, soprattutto se sono invitati a presiedere la celebrazione , hanno il dovere di conoscerlo bene e di metterlo in
 pratica con fedeltà, senza indebite aggiunte, sottrazioni o manipolazioni, come in alcuni casi è avvenuto nel passato, con meraviglia dei fedeli e a scapito della
 comunione presbiterale. E ciò vale anche per i Diaconi. L'incontro dedicato a preparare i prossimi Sposi alla celebrazione liturgica delle loro Nozze sia svolto dal
 Sacerdote che presiede la celebrazione. Sacerdote e Sposi scelgano insieme " le letture della Sacra Scrittura, la forma con cui esprimere il consenso, i formulari per la
 benedizione degli anelli, per la benedizione nuziale, per le intenzioni della Preghiera Universale e i canti ( R 29 ) e le altre modalità della celebrazione lasciate alla libera
 scelta ( modalità dell' Ingresso, della Memoria del Battesimo, formule alternative, ecc ).
 Nello stesso tempo è fortemente auspicabile, perchè quanto mai significativo di sensibilità ecclesiale, che si trovino modalità opportune - non semplicemente
 protocollari - di coinvolgimento della Comunità parrocchiale nella preparazione immediata dei nubendi al Matrimonio e ciò anche quando il Matrimonio non dovesse
 essere celebrato nella Chiesa parrocchiale.
 
 Scelta del Rito

 
Il nuovo Rituale propone tre riti:
 - Rito del Matrimonio nella Celebrazione Eucaristica,
 - Rito del Matrimonio nella Celebrazione della Parola,
 - Rito tra una parte cattolica e una parte catecumena o non cristiana.

 La distinzione dei Riti non comporta una loro classificazione sul criterio della maggiore o minore importanza, trattandosi sempre dell'unico e medesimo rito del
 Sacramento del Matrimonio. Essa considera piuttosto tre diverse modalità di svolgimento rispettose delle eventuali differenze disposizioni personali degli Sposi nei
 confronti del Sacramento stesso. In particolare, il Rito del Matrimonio durante la Messa si può usare, con il consenso dell' Ordinario del luogo, quando i contraenti sono
 ambedue cattolici e non vi siano oggettive circostanze di rilevanza pastorale che non consiglino la scelta del secondo Rito ( Cfr.R 36 ).
 Il secondo Rito considera una scelta obbligata, che si verifica quando il Matrimonio avviene tra una parte cattolica ed una parte battezzata ma non cattolica, o che
 abbia rifiutato esplicitamente la fede cattolica.
 Il terzo Rito considera anch'esso una scelta obbligata, indicata nello stesso titolo.
 Quando le circostanze sopra accennate consigliano anche per i nubendi cattolici la scelta del secondo Rito, si dovrà pervenire a tale decisione a seguito di un dialogo
 franco tra il Parroco e gli Sposi sulla base della situazione di fede e di vita cristiana di questi ultimi. In questo caso la decisione, maturata insieme, esprimerà una
 esigenza di verità rispettosa della dignità stessa del Sacramento. Sotto un profilo oggettivo, l'uso della seconda forma è da preferire sempre, quando gli Sposi non
 intendano accostarsi alla mensa eucaristica. " Il Parroco, tuttavia, tenute presenti sia la necessità della cura pastorale, sia le modalità di partecipazione degli Sposi
 e degli invitati alla vita della Chiesa, giudichi se sia meglio proporre la Celebrazione del Matrimonio durante la Messa ( primo rito ) o nella Celebrazione della Parola
 
( secondo rito ) " ( Cfr. R 29 ). In nessun caso, però, l'uso della seconda forma dovrà poter apparire come una punizione o meno che mai una forma di ritorsione contro
 un eventuale riconosciuto difetto della pratica religiosa. Se però ambedue i nubendi " apertamente ed espressamente affermano di respingere ciò che la Chiesa intende
 quando si celebra il Matrimonio di battezzati, non è lecito al Pastore d'anime ammetterli alla celebrazione. Sebbene a malincuore, deve prendere atto della realtà e
 spiegare agli interessati che non la Chiesa, ma essi stessi, in tali circostanze, rendano impossibile quella celebrazione che peraltro chiedono " (Cfr. R 22 ).

 La Celebrazione azione comunitaria
 
 
In quanto realtà ecclesiale, poichè il Matrimonio è ordinato alla crescita e alla santificazione del Popolo di Dio, la sua celebrazione ha un carattere comunitario che
 coinvolge la partecipazione piena, attiva e responsabile di tutti i presenti al Rito, secondo il ministero proprio:
 - degli Sposi anzitutto, come ministri e soggetti della Grazia;
 - del Sacerdote ( o del Diacono ), nella sua veste di Presidente dell'Assemblea sacramentale liturgica, di teste qualificato della Chiesa ( e, nel caso di Matrimonio
   concordatario, anche di rappresentante dello Stato );
 - dei testimoni, non solo garanti di un atto giuridico, ma rappresentanti qualificati della Comunità cristiana;
 - dei parenti, amici e altri fedeli, quali membri di una Assemblea che manifesta e vive il Mistero di Cristo e della Chiesa ( Cfr. R 29 ).

 Attenzioni celebrative

 Il Parroco, coadiuvato dai suoi più diretti collaboratori nella Liturgia, si faccia carico di alcune semplici ma preziose attenzioni, utili a favorire il clima adatto alla
 Celebrazione, ben sapendo quale importanza rivesta lo stile e la modalità stessa si essa, non soltanto per la migliore partecipazione degli Sposi e dell'Assemblea
 celebrante, ma anche per la memoria che potranno conservarne.
 Si crei un clima di gioia e di festa, di raccoglimento e di partecipazione autentica alla Celebrazione liturgica. Soprattutto il Sacerdote sappia farsi carico di tale
 coinvolgimento e corresponsabilità veramente ecclesiali di tutta l'Assemblea celebrante.
 Si favorisca la partecipazione al silenzio, all'ascolto, al canto, alla preghiera,  servendosi della collaborazione di ministri o ministranti preparati e di opportune e calibrate
 didascalie. Si valorizzi il Rito dell'Accoglienza  e la Memoria del Battesimo . Si curi in modo intelligente e diligente la Liturgia della Parola, attraverso la dignitosa
 proclamazione delle Letture bibliche scelte insieme agli Sposi ( ma non proclamate da loro ) ed adeguatamente spiegate nell'Omelia del Sacerdote ( o Diacono ).
 Questa deve mettere in luce l'importanza del Matrimonio cristiano nella Storia della Salvezza e i suoi compiti e doveri nel promuovere la santificazione dei coniugi e
 dei figli ( Cfr. R 35 ), senza lasciare in ombra la rilevanza anche civile del mutamento di status  derivante dal Matrimonio.
 I Canti da eseguire siano adatti al Rito del Matrimonio ed esprimano la fede della Chiesa. In modo particolare si dia importanza al canto del Salmo responsoriale nella
 Liturgia della Parola. Ciò che è detto ei Canti, vale anche per la scelta di tutto il programma musicale ( Cfr. R 30 ) " Musiche e canti non siano occasione di distrazione
 e di esibizionismi di singole persone " ( Cfr. D 80). Non si permettano, pertanto , canti di solisti pagati e neppure esecuzioni di orchestre d'archi o altra musica da
 concerto, mentre sia incoraggiato il canto dell'Assemblea.
 Le intenzioni della Preghiera Universale con la Litania dei Santi siano proposte da uno o due lettori.
 La Benedizione nuziale  è preferibile sia pronunziata immediatamente dopo il consenso e lo scambio degli anelli.
 Ove gli Sposi lo desiderino, è consentito fare la Velazione  e/o l'Incoronazione previste dal nuovo Rito, subito dopo lo scambio degli anelli e prima della benedizione
 nuziale. in tal caso se ne spieghi in precedenza il significato ai presenti, perchè lo comprendano e vi assistano con senso di fede.
 L' Incoronazione degli Sposi è il segno della partecipazione alla regalità di Cristo: è preferibile usare corone di fiori.
 La Velazione, ossia l'imposizione del velo bianco ( con appropriato e sobrio ornamento ) sul capo degli Sposi da parte dei genitori e dei testimoni per la durata della
 Preghiera di Benedizione, è il segno della comunione di vita che lo Spirito, avvolgendoli con la sua ombra, dona loro di vivere.
 La Comunione sia distribuita agli Sposi sotto le due specie ( nella prima forma, bevendo direttamente al calice presentato dal ministro ) ; agli altri fedeli per intinzione.
 Sia nell'esecuzione dei Riti che nell'apparato esteriore non si faccia alcuna distinzione di persone private o di condizione sociale: il Rito sia dignitoso ed uguale per tutti
 gli Sposi, perchè si manifesti maggiormente la medesima dignità di tutti i fedeli.
 Per quanto riguarda la scelta dei formulari  della Celebrazione, delle Letture e lo svolgimento esteriore, quando per giusta causa il Matrimonio venga celebratato in
 Avvento o in Quaresima, si tenga conto del carattere proprio dei tempi liturgici. ( Cfr D 81 ).
 Per le riprese fotografiche o cinematografiche ci si dovrà attenere alle normative diocesane, perchè la presenza e l'azione degli operatori siano caratterizzate da
 discrezione e professionalità e non arrechi disturbo alla Celebrazione e all'attenzione soprattutto degli Sposi e dell'Assemblea.

 Manifestazioni esteriori

 La festa e la gioia non si identifichino con lo spreco. Gli Sposi ricordino che la festa più vera è venire incontro a coloro che a causa della povertà non possono far 
 festa: devolvano in loro favore almeno quanto si risparmia evitando il superfluo.
 " In particolare, senza alcun atteggiamento discriminatorio o di condanna nei confronti delle persone, ma per evitare possibili confusioni e scandali nella Comunità
 cristiana e per sottolineare come l'accoglienza della Grazia passi anche attraverso un serio cammino penitenziale, si vigili attentamente affinchè siano evitati sfarzi
 ed esibizionismi nella Celebrazione liturgica del Matrimonio da parte di soggetti macchiatisi di gravi delitti o appaiano coinvolti in associazioni malavitose" ( Cfr.D 79 ).

 Tempi della Celebrazione  

 
La Conferenza Episcopale Siciliana ha stabilito che non si può celebrare il Matrimonio in giorno di Domenica o nelle altre Feste di precetto.
 Tuttavia nella nostra Arcidiocesi si consente la celebrazione anche in detti giorni, soltanto quando si tratti di più coppie di Sposi che celebrino comunitariamente
 il loro Matrimonio durante una Assemblea liturgica di orario. Il Rito comunitario va spiegato nel suo significato ecclesiale: va proposto e valorizzato in analogia
 alle Celebrazioni dei Sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell'Ordine.

 Luogo della Celebrazione

 
In forza della dimensione ecclesiale del Sacramento, il luogo ordinario della celebrazione è la Comunità parrocchiale nella quale i fidanzati sono inseriti e alla cui
 vita e missione prendono parte
. Di conseguenza, la Celebrazione delle Nozze avvenga nella Chiesa parrocchiale di uno dei nubendi.
 Soltanto per validi motivi di necessità e convenienza pastorale il Matrimonio può essere celebrato in altre Parrocchie ( Cfr D 82 ).
 Solo con il permesso dell'Ordinario del luogo o del Parroco, potrà essere celebrato in altra Chiesa, anche non parrocchiale ( Cfr. DG 24 ).
 Non viene concesso il permesso per la celebrazione del Matrimonio in case private e negli alberghi ( anche se dotati di Cappella ) o nelle Chiese di campagna
 non aperte regolarmente al culto ( Cfr. Rivista della Chiesa Palermitana 1994/4 pagg.296-297 ) .
 
I Parroci e i Rettori delle Chiese ed Oratori che accolgano la celebrazione del Matrimonio di fedeli non parrocchiani. hanno il dovere di assicurare personalmente o
 per mezzo di altro Sacerdote da essi invitato, la presidenza della celebrazione, con la rimunerazione inclusa nell'offerta stabilita dalla C.E.Si.
 Non si può e non si deve lasciare ai nubendi l'onere di reperire il Sacerdote per la celebrazione, a meno che si tratti di un Presbitero ( o Diacono) invitato personalmente
 dagli stessi. Per evitare la proliferazione di celebrazioni di matrimoni in Chiese non parrocchiali con particolari richiami storici o artistici ( Cfr. D 82 ), Santuari o 
 Cappelle,  di norma si celebri in esse un solo matrimonio al giorno, tranne autorizzazione scritta della Curia.
 Poichè alcune Parrocchie non hanno una vera Chiesa Parrocchiale o la stessa non è idonea per l'angustia degli spazi o per precarie condizioni, dispongo con apposito
 Decreto singolare che i Parroci di esse possano celebrare i matrimoni dei loro parrocchiani in altra Chiesa più idonea che fungerà, per quell'occasione, da Chiesa
 Parrocchiale.

 Offerta

 Ci si attenga scrupolosamente alle disposizioni della C.E.Si., rese obbligatorie dall'approvazione della Santa Sede.
 Si tratta di un gravissimo dovere di coscienza, per motivo di giustizia verso gli Sposi e di obbedienza alle norme canoniche, sia per evitare scandalo tra i fedeli,
 anche con la sola apparenza di mercimonio nelle Cose sacre ( Cfr. PO 17 ).  Si ricordi che il Decreto della C.E.Si. impone l'obbligo della restituzione.
 L'offerta libera e spontanea dei fedeli ai quali va sempre ricordato il dovere di " sovvenire alle necessità della Chiesa " ( CDC Can.222), in particolare delle proprie
 Comunità parrocchiali, soprattutto nelle circostanze liete della vita, può essere accettata.
 Nell'offerta stabilita dalla C.E.Si., è escluso l'uso dell' Organo e l'addobbo floreale, per i quali dovranno provvedere i nubendi, a norma delle vigenti Leggi in materia 
 fiscale, escludendo la mediazione del Parroco.

 

                    Palermo 30 Dicembre 2005                                                                           + Salvatore Card. De Giorgi
                                                                                                                                 Arcivescovo