CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO
                            E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI

                                     ISTRUZIONE

                                Inaestimabile Donum  

                                           Premessa

A seguito della Lettera indirizzata ai vescovi e, per loro tramite, ai sacerdoti il 24 febbraio 1980,
nella quale il santo Padre Giovanni Paolo II ha considerato nuovamente il dono inestimabile
della santissima Eucaristia, la Sacra Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino richiama
all'attenzione dei vescovi alcune norme riguardanti il culto di così grande mistero.

Queste indicazioni non sono la sintesi di quanto la santa Sede ha già detto nei documenti relativi
all'Eucaristia, promulgati dopo il Concilio Vaticano II e tuttora in vigore, specialmente nel
Messale romano
,[1] nel Rituale Comunione e Culto eucaristico fuori della Messa;[2]
nelle Istruzioni: Eucharisticum Mysterium,[3] Memoriale Domini,[4] Immensae Caritatis,
[5] Liturgicae Instaurationes.[6]

Questa sacra Congregazione constata con gioia i frutti numerosi e positivi della riforma liturgica:
più attiva e più consapevole parteci­pazione dei fedeli ai misteri liturgici, arricchimento dottrinale
e catechetico attraverso l'uso della lingua volgare e l'abbondanza delle letture bibliche, crescita
del senso comunitario della vita liturgica, sforzi riusciti per colmare il divario tra vita e culto, tra
pietà liturgica e pietà personale, tra Liturgia e pietà popolare.

Ma questi aspetti positivi e incoraggianti non possono nascondere la preoccupazione con la quale
si osservano i più svariati e frequenti abusi che vengono segnalati dalle diverse regioni del mondo
cattolico: confusione dei ruoli, specialmente in quanto si riferisce al ministero sacerdotale e al ruolo
dei laici (recita indiscriminata e comune della Preghiera eucaristica, omelia fatta da laici, distribuzione
della Comunione da parte di laici, mentre i sacerdoti se ne dispensano); crescente perdita del senso
del sacro (abbandono delle vesti liturgiche, Eucaristia celebrata fuori delle chiese senza vera necessità,
mancanza di riverenza e rispetto riguardo al Ss. Sacra-mento, ecc.); misconoscenza del carattere
ecclesiale della Liturgia (uso dei testi privati, proliferazione di Preghiere eucaristiche non approvate,
strumentalizzazione dei testi liturgici per scopi socio-politici). In questi casi ci si trova davanti a una
vera falsificazione della Liturgia cattolica: « Commette un falso chi da parte della Chiesa presenta a
Dio un culto contrario al modo per divina autorità stabilito dalla Chiesa e diventato usuale nella
Chiesa ».[7]

Ora tutto questo non può portare frutti buoni. Le conseguenze sono - e non possono non esserlo -
l'incrinatura dell'unità di fede e di culto nella Chiesa, l'insicurezza dottrinale, lo scandalo e le
perplessità del popolo di Dio e quasi inevitabilmente reazioni violente.

I fedeli hanno diritto a una Liturgia vera, che è tale quando è quella voluta e stabilita dalla Chiesa,
la quale ha pure previsto le eventuali possibilità di adattamento, richieste dalle esigenze pastorali
nei diversi luoghi o dai diversi gruppi di persone. Sperimentazioni, cambiamenti, creatività indebite
disorientano i fedeli. L'uso poi di testi non autorizzati fa sì che venga a mancare il nesso necessario
tra la lex orandi e la lex credendi. È da ricordare, a questo proposito, l'ammonimento del Concilio
Vaticano II: « Nessuno, assoluta-mente, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere,
togliere o mutare alcunché in materia liturgica ».[8] E Paolo VI di veneranda memoria ha ricordato:
« Chi approfitta della riforma per darsi ad arbitrari esperimenti, disperde energie e offende il senso
ecclesiale ».[9]

A) LA SANTA MESSA

1. « Le due parti che costituiscono in certo modo la Messa, cioè la Liturgia della Parola e quella
Eucaristica, sono congiunte tra di loro così strettamente, da formare un solo atto di culto ».[10]
Alla mensa del Pane del Signore non ci si deve accostare, se non dopo aver sostato alla mensa
della sua Parola.[11] Massima quindi è l'importanza della sacra Scrittura nella celebrazione della
Messa. Di conseguenza, non può essere trascurato quanto la Chiesa ha stabilito perché « la
lettura della sacra Scrittura sia più abbondante, più varia, meglio scelta nelle sacre celebrazioni ».
[12] Si osservino le norme stabilite nel Lezionario, sia per il numero delle letture sia per le
indicazioni riguardanti circostanze speciali. Sarebbe un grave abuso sostituire la Parola di Dio
con la parola dell'uomo, chiunque esso sia.[13]

2. La lettura della pericope evangelica è riservata al ministro ordinato, cioè al diacono o al
sacerdote. Le altre letture, quando è possibile, siano affidate a un lettore istituito o ad altri
laici preparati spiritualmente e tecnicamente. Alla prima lettura segue un salmo responsoriale,
che fa parte integrante della Liturgia della Parola.[14]

3. L'omelia ha lo scopo di spiegare ai fedeli la Parola di Dio proclamata nelle letture, e di
attualizzarne il messaggio. L'omelia spetta quindi al sacerdote o al diacono.[15]

4. La proclamazione della Preghiera eucaristica che, di sua natura, è come il culmine di tutta la
celebrazione, è riservata al sacerdote, in forza della sua Ordinazione.
E pertanto un abuso far dire alcune parti della Preghiera eucaristica al diacono, a un ministro
inferiore o ai fedeli.[16] L'assemblea non resta però passiva e inerte: si unisce al sacerdote
nella fede e nel silenzio e manifesta la sua adesione con i vari interventi previsti nello svolgimento
della Preghiera eucaristica: le risposte al dialogo del Prefazio, il Santo, l'acclamazione dopo la
consacrazione e l'Amen finale dopo il Per Cristo, che pure è riservato al sacerdote.
Questo Amen in particolare dovrebbe essere valorizzato con il canto, perché è il più importante
di tutta la Messa.

5. Si usino soltanto le Preghiere eucaristiche incluse nel Messale romano o legittimamente
ammesse dalla Sede apostolica, secondo le modalità e i limiti da essa stabiliti.
Modificare le Preghiere eucaristiche approvate dalla Chiesa o adottarne altre di composizione
privata è gravissimo abuso.

6. Si ricordi che alla Preghiera eucaristica non si devono sovrapporre altre orazioni o canti.
[17] Nel proclamare la Preghiera eucaristica, il sacerdote pronunci il testo con chiarezza,
in modo da facilitarne ai fedeli la comprensione e favorire il formarsi di una vera assemblea,
tutta intenta alla celebrazione del memoriale del Signore.

7. Concelebrazione. La concelebrazione, ripristinata nella liturgia dell'Occidente, manifesta
in modo privilegiato l'unità del sacerdo-zio. Per questo i concelebranti stiano attenti ai segni
indicativi di questa unità: per esempio, siano presenti fin dall'inizio della celebrazione,
indossino le vesti sacre prescritte, occupino il luogo che compete al loro ministero di
concelebranti e osservino fedel-mente le altre norme per un decoroso svolgimento
del rito.[18]

8. Materia dell'Eucaristia. Fedele all'esempio di Cristo, la Chiesa ha costantemente usato
il pane e il vino con acqua per celebrare la Cena del Signore. Il pane per la celebrazione
dell'Eucaristia, secondo la tradizione di tutta la Chiesa, deve essere unicamente di frumento
e, secondo la tradizione propria della Chiesa latina, azzimo. A motivo del segno, la materia
della celebrazione eucaristica « si presenti veramente come cibo ».
Ciò deve intendersi legato alla consistenza del pane, e non alla forma, che rimane quella
tradizionale. Non possono essere aggiunti ingredienti estranei alla farina di frumento e
all'acqua. La preparazione del pane richiede attenta cura, in modo che la confezione
non sia a scapito della dignità dovuta al pane eucaristico, ne renda possibile una dignitosa
frazione, non dia origine a eccessivi frammenti, e non urti la sensibilità dei fedeli nella
manducazione. Il vino per la celebrazione eucaristica deve essere tratto « dal frutto
della vite » (Le 22, 18), naturale e genuino, cioè non misto a sostanze estranee.[19]

9. Comunione eucaristica. La Comunione è un dono del Signore, che viene dato
ai fedeli per mezzo del ministro a ciò deputato. Non è ammesso che i fedeli prendano
essi stessi il pane consacrato e il sacro calice; e tanto meno che li facciano passare
dall'uno all'altro.

10. Il fedele, religioso o laico, autorizzato come ministro straordinario dell'Eucaristia,
potrà distribuire la Comunione soltanto quando manchino il sacerdote, il diacono o
l'accolito, quando il sacerdote è impedito per infermità o per lo stato avanzato della
sua età, o quando il numero dei fedeli che si accostano alla Comunione sia così grande
da far prolungare eccessivamente la celebrazione della Messa.[20]
È quindi da riprovare l'atteggiamento di quei sacerdoti che, pur presenti alla
celebrazione, si astengono dal distribuire la Comunione, lasciandone il compito ai laici.

11. La Chiesa ha sempre richiesto ai fedeli rispetto e riverenza verso l'Eucaristia,
nel momento in cui la ricevono. Quanto al modo di accostarsi alla Comunione,
questa può essere ricevuta dai fedeli sia in ginocchio che in piedi, secondo le norme
stabilite dalla Conferenza episcopale. « Quando i fedeli ricevono la Comunione in
ginocchio, non è loro richiesto alcun altro segno di riverenza verso il santissimo
Sacramento, poiché lo stesso atto di inginocchiarsi esprime adorazione.
Quando invece la ricevono in piedi, si raccomanda caldamente che, accostandosi
all'altare processionalmente, facciano un atto di riverenza prima di ricevere il
Sacramento, nel luogo e nel momento adatto, perché non sia turbato
l'avvicendamento dei fedeli ».[21]

L'Amen che i fedeli dicono, quando ricevono la Comunione, è un atto di fede
personale nella presenza di Cristo.

12. Quanto alla Comunione sotto le due Specie, si osservi ciò che la Chiesa ha
determinato, sia per la venerazione dovuta allo stesso Sacramento sia per
l'utilità di coloro che ricevono l'Eucaristia, secondo la diversità delle circostanze,
dei tempi e dei luoghi.[22] Anche le Conferenze episcopali e gli Ordinari non
oltrepassino quanto è stabilito dall'attuale disciplina: la concessione della
Comunione sotto le due Specie non sia indiscriminata e le celebrazioni siano
ben precisate; i gruppi, poi, che fruiscono di questa facoltà, siano ben determinati,
disciplinati e omogenei.[23]

13. Anche dopo la Comunione il Signore rimane presente sotto le Specie.
Pertanto, distribuita la Comunione, le sacre Particele rimaste siano consumate
o portate dal ministro competente al luogo della reposizione eucaristica.

14. Il vino consacrato, invece, deve essere consumato subito dopo la Comunione,
e non può essere conservato. Si ponga attenzione a consacrare soltanto la
quantità di vino necessaria per la Comunione.

15. Si osservino le regole prescritte per la purificazione del calice e degli altri
vasi sacri che hanno contenuto le Specie eucaristiche.[24]

16. Particolare rispetto e cura sono dovuti ai vasi sacri, sia al calice e alla patena
per la celebrazione dell'Eucaristia, sia ai cibori per la Comunione dei fedeli.
La forma dei vasi deve essere adatta all'uso liturgico cui sono destinati.
La materia deve essere nobile, durevole e in ogni caso adatta all'uso sacro.
In questo settore il giudizio spetta alla Conferenza episcopale delle singole regioni.
Non possono essere usati semplici cestini o altri recipienti destinati all'uso comune
fuori delle sacre celebrazioni, o scadenti per qualità, o che manchino di ogni stile
artistico. I calici e le patene, prima di essere adoperati, devono essere benedetti
dal vescovo o da un presbitero.[25]

17. Si raccomanda ai fedeli di non tralasciare, dopo la Comunione, un giusto e
doveroso ringraziamento, sia nella celebrazione stessa, con un tempo di silenzio,
con un inno o un salmo o un altro canto di lode,[26] sia dopo la celebrazione,
rimanendo possibilmente in orazione per un congrue spazio di tempo.

18. Com'è noto, i ruoli che la donna può svolgere nell'assemblea liturgica sono
vari: fra i quali la lettura della Parola di Dio e la proclamazione delle intenzioni
nella preghiera dei fedeli. Non sono però permesse alle donne le funzioni
dell'accolito (ministrante).[27]

19. Si raccomanda una particolare vigilanza e una speciale cura per le sante
Messe trasmesse mediante gli strumenti audiovisivi. Infatti, data la vastissima
diffusione, il loro svolgimento deve essere di qualità esemplare.[28]

Nelle celebrazioni che si fanno nelle case private si osservino le norme della
Istruzione Actio pastoralis del 15 maggio 1969.[29]

B) CULTO EUCARISTICO FUORI DELLA MESSA

20. E vivamente raccomandata la devozione sia pubblica che privata verso
la santissima Eucaristia, anche fuori della Messa: infatti la presenza di Cristo,
adorato dai fedeli nel Sacramento, deriva dal sacrificio e tende alla Comunione
sacramentale e spirituale.

21. Nel disporre i pii esercizi eucaristici, si tenga conto dei tempi liturgici, in modo
che gli esercizi stessi si armonizzino con la Liturgia, da essa in qualche modo
traggano ispirazione e a essa conducano il popolo cristiano.[30]

22. Quanto all'esposizione della santissima Eucaristia, sia prolungata che breve,
alle processioni eucaristiche, ai congressi eucaristici e a tutto l'ordinamento
della pietà eucaristica, si osservino le indicazioni pastorali e le disposizioni date
dal Rituale romano.[31]

23. Non si dimentichi che « prima della benedizione con il Sacramento deve
essere dedicato un tempo conveniente a letture della Parola di Dio, a canti e
preghiere e a un pò di orazione in silenzio ».[32] Alla fine dell'adorazione si
canta un inno, si recita o si canta una delle orazioni, da scegliersi fra le tante
riportate dal Rituale romano.[33]

24. Il tabernacolo, in cui si conserva l'Eucaristia, può esse-re collocato in un
altare, o anche fuori di esso, in un luogo della chiesa molto visibile, davvero
nobile e debitamente ornato, o in una cappella adatta alla preghiera privata
e alla adorazione dei fedeli.[34]

25. Il tabernacolo deve essere solido, inviolabile, e non trasparente.[35]
Davanti a esso, dove la presenza dell'Eucaristia sarà indicata dal conopeo
o da altro mezzo idoneo stabilito dall'autorità competente, deve ardere
perennemente una lampada, come segno di onore reso al Signore.[36]

26. Dinanzi al santissimo Sacramento, chiuso nel tabernacolo o
pubblicamente esposto, si mantenga la veneranda prassi di genuflettere
in segno di adorazione.[37] Questo atto richiede che a esso sia data
un'anima. Affinchè il cuore si pieghi dinanzi a Dio in profonda riverenza,
la genuflessione non sia né frettolosa né sbadata.

27. Se qualche cosa fosse stato introdotto in contrasto con queste
disposizioni, deve essere corretto.

Conclusione

La maggior parte delle difficoltà incontrate nell'attuazione della riforma della
Liturgia e soprattutto della Messa, provengono dal fatto che alcuni sacerdoti
e fedeli non hanno forse avuto una conoscenza sufficiente delle ragioni teologiche
e spirituali per le quali sono stati fatti i cambiamenti secondo i principi stabiliti
dal Concilio.

I sacerdoti devono approfondire sempre maggiormente quell'autentica concezione
di Chiesa[38] della quale la celebrazione liturgica, soprattutto la Messa, è
espressione vivente. Senza una adeguata cultura biblica, i sacerdoti non
potranno presentare ai fedeli il significato della Liturgia come attualizzazione,
nei segni, della storia della salvezza. Anche la conoscenza della storia della
Liturgia contribuirà a far comprendere i mutamenti apportati, non come
novità, ma come ripresa e adattamento dell'autentica e genuina tradizione.

La Liturgia esige inoltre un grande equilibrio, perché, come dice la Costituzione
Sacrosanctum Concilium,
essa « contribuisce in sommo grado a che i fedeli
esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina
natura della vera Chiesa, che ha la caratteristica di essere nello stesso tempo
umana e divina, visibile ma dotata di realtà invisibili, fervente nell'azione e
dedita alla contemplazione, presente nel mondo e tuttavia pellegrina: tutto
questo in modo che ciò che in lei è umano sia ordinato e subordinato al
divino, il visibile all'invisibile, Fazione alla contemplazione, la realtà presente
alla futura città verso la quale siamo incamminati » .[39]
Senza questo equilibrio, viene svisato il vero volto della Liturgia cristiana.

Per raggiungere più facilmente questi ideali, sarà necessario favorire la
formazione liturgica nei seminari e nelle facoltà[40] e la partecipazione dei
sacerdoti a corsi, convegni, incontri o settimane liturgiche, in cui lo studio e
la riflessione siano validamente integrati da celebrazioni esemplari.
Così i sacerdoti potranno impegnarsi in una azione pastorale sempre più
efficace, nella catechesi liturgica dei fedeli, nella organizzazione di gruppi di
lettori, nella formazione sia spirituale che pratica dei ministranti, nella
formazione degli anima-tori dell'assemblea, nel progressivo arricchimento
di un repertorio di canti, insomma in tutte le iniziative che possono favorire
una conoscenza sempre più profonda della Liturgia.

Nell'attuazione della riforma liturgica, grande è la responsabilità delle
Commissioni nazionali e diocesane di Liturgia, degli istituti e dei centri
liturgici, soprattutto nel lavoro di versione dei libri liturgici e nella formazione
del clero e dei fedeli allo spirito della riforma voluta dal Concilio.

L'opera di questi organismi deve essere a servizio dell'autorità ecclesiastica,
che deve poter contare su una loro collaborazione fedele alle norme e
direttive della Chiesa e aliena da iniziative arbitrarie e particolarismi che
potrebbero compromettere i frutti del rinnovamento liturgico.

Questo Documento arriverà nelle mani dei ministri di Dio nel primo decennio
di vita del Messale romano, promulgato da Papa Paolo VI in seguito alle
prescrizioni del Concilio Vaticano II.

Sembra opportuno tornare su alcune parole che quel Pontefice ha pronunciato
a proposito della fedeltà alle norme della celebrazione:
« È un fatto assai grave, quando si introduce la divisione proprio là, dove
congregavit nos in unum Christi amor,
cioè nella Liturgia e nel Sacrificio
eucaristico, rifiutando il rispetto dovuto alle norme stabilite in materia liturgica.
È in nome della tradizione che domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le
comunità cattoliche, di celebrare, nella dignità e nel fervore, la Liturgia
rinnovata ».[41] I vescovi, « regolatori, fautori e custodi di tutta la vita
liturgica nella Chiesa loro affidata »,[42] sapranno trovare le vie più idonee
per una solerte e ferma applicazione di queste norme per la gloria di Dio
e il bene della Chiesa.

                                                                                                                                                                                                        Roma, 3 aprile 1980, Giovedì santo

Approvato e confermato da Sua Santità il Papa
Giovanni Paolo II 17 Aprile 1980


Questa Istruzione, preparata dalla Sacra Congregazione per i
Sacramenti e il Culto Divino, è stata approvata il 17 aprile
1980 dal Santo Padre Giovanni Paolo II, il quale, confermandola
con la sua autorità, ha ordinato che venisse pubblicata e osservata
da tutti gli interessati.

James R. Card. Knox, prefetto                                                                                                                                                              
Virgilio Noè, segretario aggiunto

[1] Seconda edizione tipica, Roma 1975.
[2] Edizione tipica, Roma, 1973.
[3] Sacra Congregazione dei Riti, 25 maggio 1967:
AAS 59 (1967) 539-573.
[4] Sacra Congregazione per il Culto Divino, Istruzione
Memoriale Domini
, 29 maggio 1969: AAS 61 (1969) 541-545.
[5] Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti,
29 gennaio 1973: AAS 65 (1973) 264-271.
[6] Sacra Congregazione per il Culto Divino, 5 settembre 1970:
AAS 62 (1970) 692-704.
[7] S. tommaso d'aquino, Summa Theol., II-II, qu. 93, art. 1.
[8] SC 22 § 3.
[9] Cfr. Discorso del 22 agosto 1973:
L’Osservatore Romano, 23 agosto 1973.
[10] SC 56.
[11] Cfr. SC 56; cfr. anche DV 21.
[12] SC 35, 1.
[13] Cfr. Sacra Congregazione per il Culto Divino,
Istruzione Liturgicae Instaurationes, 2 a.
[14] Cfr. PNMR 36.
[15] Cfr. Sacra Congregazione per il Culto Divino,
 Istruzione Liturgicae Instaurationes, 2 a .
[16] Cfr. Sacra Congregazione per il Culto Divino,
Lettera circolare Eucharistiae participationem, 8;
Sacra Congregazione per il Culto Divino,
Istruzione Liturgicae Instaurationes, 4.
[17] Cfr. PNMR 12.
[18] Cfr. PNMR 156 e 161-163.
[19] Cfr. PNMR 281-284. Sacra Congregazione per il Culto Divino,
Istruzione Liturgicae Instaurationes, 5.
[20] Cfr. Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti,
Istruzione Immenase caritatis, 1.
[21] Sacra Congregazione dei Riti, Istruzione Eucharisticum mysterium,
34; cfr. PNMR 244 e, 246 b, 247 b.
[22] Cfr. PNMR 241-242.
[23] Cfr. PNMR 242 verso la fine.
[24] Cfr. PNMR 238.
[25] Cfr. PNMR 288, 289, 292 e 295; Sacra Congregazione per il
Culto Divino, Istruzione Liturgicae Instaurationes, 8;
Pontificale Romano, Dedicazione della chiesa e dell'altare, 261.
[26] Cfr. PNMR 56 j.
[27] Cfr. Sacra Congregazione per il Culto Divino,
Istruzione Liturgicae Instaurationes, 7.
[28] Cfr. SC 20; Pontificia Commissione per le
Comunicazioni Sociali,
Istruzione Communio et progressio, 23 maggio 1971, 151:
AAS 63 (1971) 593-656.
[29] AAS 61 (1969) 806-811.
[30] Cfr. Rituale Romano, Rito della Comunione fuori della
Messa e Culto eucaristico
, 79-80.
[31] Cfr. Rituale Romano, Rito della Comunione fuori della
Messa e Culto eucaristico
, 82-112.
[32] Rituale Romano, Rito della Comunione fuori della
Messa e Culto eucaristico
, 89.
[33] Cfr. Rituale Romano, Rito della Comunione fuori della
Messa e Culto eucaristico
, 97.
[34] Cfr. PNMR 276.
[35] Cfr. Rituale Romano, Rito della Comunione fuori della
Messa e Culto eucaristico
, 10.
[36] Cfr. Sacra Congregazione dei Riti,
Istruzione Eucharisticum mysterium, 57.
[37] Cfr. Rituale Romano, Rito della Comunione fuori della
Messa e Culto eucaristico
, 84.
[38] Cfr. LG.
[39] SC 2.
[40] Cfr. Sacra Congregazione per l’Educazione Cattolica,
Istruzione In ecclesiastica futurorum, 3 giugno 1979.
[41] Paolo VI, Discorso nel concistoro segreto,
24 maggio 1976: AAS 68 (1976) 374.
[42] CD 15.